sabato 18 aprile 2009

Accorgersi



Dietro agli angoli delle forme, dietro agli oggetti si nascondono energie abissali, profondità spaventose per chi abbia il coraggio di sondare la sua relazione con gli oggetti.
Noi ci illudiamo continuamente di vivere in un universo oggettivo e stabile, in un cosmo ripetitivo e per questo rassicurante.
Eppure è un illusione. L'universo è magia e la nostra presenza qui è un atto di mistero verso il quale dovremmo inginocchiarci e sacrificare tutti i nostri idoli e i nostri fantocci.
Gli oggetti non sono enti separati e scissi da noi, ma sono parte integrante dei nostri cosmi, del nostro esserci a sperimentare.
Non esistono l'oggetto e il soggetto come entità autonome, esiste solo la relazione e l'indissolubile intreccio esistenziale fra osservatore e osservato, fra coscienza e suo contenuto.
Possiamo conoscerci solo se c'è qualcosa da contemplare dentro o fuori da quell'interfaccia chiamato io cosciente.
Ma anche il dentro e fuori sono solo artificiali e convenzionali riferimenti spaziali per chi si accorge che le proprie identità sognanti possono abbattere i confini dello spazio e del tempo navigando internamente; per chi si accorge, come gli aborigeni, che nella dimensione del sogno è possibile conoscere altri tempi e altri luoghi fusi in una magma che dovrà essere decodificato e srotolato in sequenze lineari.
Così non c'è da stupirsi che, se la coscienza si espande e si accorge delle proprie profondità, anche gli oggetti inizino a colorarsi di psichismo e a diventare echi per qualcos'altro; frammenti di una totalità chiamata Dio.
Non ci dobbiamo sorprende se improvvisamente un evento, un fatto o un corpo inizino a sussurrare memorie, ricordi e associazioni che risalgono da luoghi senza nome eppure intimamente nostri.
Accorgersi significa aver cambiato improvvisamente il proprio stato interiore ed aprirsi all'inaspettato; vuol dire essere usciti almeno per alcuni attimi dall'ipnosi di massa in cui siamo immersi e che ci trattiene in fasulle convinzioni riguardo alle nostre vere identità e potenzialità; vuol dire colorare un mondo piatto e grigio di infiniti colori e prospettive;
vuol dire scoprire, un giorno, che ogni oggetto è un simbolo e quindi un mare in cui perdersi, che il Sole non è fisicamente solo luce e calore ma è irradiazione di Idee e Mondi se sapete come guardarlo, se sapete sentirlo con altri sensi che non rispondono ai condizionamenti della mente collettiva.
Così se sorprendete, come Alice nel paese delle Meraviglie, gli oggetti ad essere il riflesso e il travestimento di qualcosa di più grande e inafferrabile, potreste forse scoprire che avete appena toccato la superficie di voi stessi.
Ogni gesto, ogni parola, ogni pensiero, ogni sogno possono, per chi si accorge, improvvisamente diventare un richiamo, un indice puntato verso vertici di strutture geometriche stratificate in altre dimensioni e occultate alle nostre menti obnubilate e terrorizzate.
E man mano che ci accorgiamo tutto acquista un significato, anche il passato in cui non eravamo coscienti e in cui credevamo, immersi in una distorsione mentale collettiva, che la realtà fosse rigida e cristallizzata.
Ma la realtà non è rigida; è fluida e scorre con i nostri pensieri e desideri e scopi, in un tale groviglio intrecciato di complessità che è difficile riuscire a decodificarla e poter tracciare una mappa utile.
Se la comune realtà tridimensionale di consenso è lenta e ti permette acquisizioni di concetti con una certa tempistica alla quale siamo ormai abituati, purtroppo le stratificazioni multidimensionali vibrano molto più rapidamente ed è difficile fissarle in contenuti appropriati per la mente lineare.
Si deve allora potenziare la mente, renderla lucida, attenta e pronta ad eliminare qualsiasi pregiudizio.
Ci vuole una mente che non solo sappia socraticamente di non sapere nulla, ma anche che voglia esplorare territori sconosciuti rischiando di perdersi, rischiando di aprirsi a cose che non possono essere dette ne comunicate ma solo suggerite con un sorriso leonardesco.
A ogni livello aumenta non solo la complessità e la fluidità dei contenuti e degli oggetti presentati all'osservatore ma anche la velocità del loro apparire e scomparire e solo un'attenzione iperlucida permette di coglierne e trasdurne il significato per uno scopo mondano e pratico.
Questi piani infatti non sono scissi da quello tridimensionale a noi comunemente noto ma lo compenetrano e lo strutturano improntandolo.
E sul piano fisico possiamo vedere come si svelino in maniera creativa eppure rigidamente formale le molteplici e plurime possibilità dei piani superiori, possiamo osservare come si concretizzino e si incarnino alcuni aspetti dei simboli creatori con cui sono strutturate le nostre identità e le realtà che proiettiamo all'esterno.
Diventiamo consapevoli che qualcosa di più profondo ci impronta e ci muove, qualcosa che improvvisamente dona altri colori e un nuovo spessore a quanto percepiamo perchè è qualcosa che ci ha cambiati dal di dentro.

5 commenti:

cleonice ha detto...

Ciao Timor, ti aspettavo. Qualche bel colore nuovo lo stai regalando anche tu.

Zret ha detto...

E' un testo di straordinaria profondità, frutto di uno spirito magno. Suscita riflessioni di ordine gnoseologico ed ontologico che non è facile concettualizzare. L'importante è trascendere la percezione e la cognizione ordinaria. Oltre che cosa troveremo?

Ciao

paolo ha detto...

Ovviamente anche la realtà fisica tridimensionale è instabile: isole viste una o varie volte e poi mai più trovate dai naviganti, stelle che scompaiono anche a gruppi, stelle che addirittura si spostano, corpi planetari visti e descritti a più riprese da astronomi accreditati e che poi gli stessi non riescono mai più a localizzare tipo il pianetino inframercuriale.

Insomma, come spieghi egregiamente, la realtà è fluida ed instabile ed in ciò assomiglia, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, all'instabilità della sostanza psichica dell'uomo.

Complimenti per i tuoi articoli che ci sorprendono per la loro profondità e che stanno facendo di te il Nisargadatta o il Ramana italiano. ( Ma a dire il vero nemmeno il tuo modello Nisargadatta si esprimeva con tanta dovizia e penetrazione concettuale).

Timor ha detto...

@ Zret, oltre troveremo infiniti altri inizi e il superamento di questi primi paradossi dell'esperienza umana.
L'universo è abitudine e innovazione.
Ma l'abitudine è solo un nascondiglio per non affrontare ciò che ci spaventa tutti: la Totalità
Così almeno mi viene suggerito da parti di me che vibrano e mi accendono di meraviglia

@Paolo

Si la realtà tridimensionale non solo è instabile ma lo sta diventando sempre di più. Le proprietà e le qualità degli oggetti appaiono mutare sempre più velocemente e imprevedibilmente con il mutare dello stato delle coscienze.
Ma cosa determina l'accordanza delle stesse su un piano o spazio di rivelazione condiviso? Dove ci sta portando questa indiscutibile accelerazione apparentemente non volontaria che fa scricchiolare l'impalcatura stessa di ciò che credevamo di essere?
Personalmente sento motori accesi che mi eccitano e inquietano nello stesso tempo.

Grazie, ma Ramana e Nigarsadatta sono un altro livello, per integrità, integrazione spirituale e consapevolezza.

Sono consapevole però che la bellezza è negli occhi di chi guarda.
Se alcune parole scritte, semplicemente allusive, riescono a farvi percepire o intravedere profondità nascoste ed energie impalpabili vuol dire che avete la capacità di entrare in risonanza con certi piani che mai potranno veramente essere descritti con un linguaggio umano.
Grazie a tutti

paolo ha detto...

Vedo che spesso indugi su quella che potrei definire come una tensione continua verso sempre ulteriori traguardi trasmutatori.
Mi scuso per l'inappropriatezza del modo di esprimermi ma meglio non saprei dire.

Una frase di un Autore spirituale dei primi del Novecento recita:'...lorque nous serons devenus immenses...'. La lessi molti anni fa e non la saprei più scovare se non rileggendo tutti gli scritti del medesimo, ma non l'ho mai dimenticata. Un pò sibillina a dire il vero ma pare alludere a qualche possibile 'terminus ad quem' nella palingenesi dell'anima.

Un'altra idea che mi ha visitato ormai da tempo è questa: che cosa provavano coloro che, dopo aver fabbricato l''elixir vitae' lo assumevano secondo criteri e schemi a noi ignoti in vista di...?Sentivano forse una tensione particolare verso un certo stato cui al massimo è possibile alludere senza scendere in alcun dettaglio soprattutto per il fatto che lo conosciamo solo per sentito dire?

'Mysterium magnum'. Io non ne so nulla e forse parlo al vento come spesso mi capita di fare.